Costa Brava: “viaggio al mare” zaino in spalla

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Costa Brava: “viaggio al mare” zaino in spalla

09/04/2018 Europa Report 0
mare tra pareti rocciose e vegetazione rigogliosa in costa brava

La COSTA BRAVA è stato per noi (io e il mio fidanzato) il primo viaggio zaino in spalla, quello che probabilmente non dimenticherò mai… Quello in cui abbiamo davvero capito che non è la meta ma…

…è il modo di viaggiare che fa la differenza.

Viaggiare zaino in spalla ti fa cambiare il modo che hai solitamente di rapportarti alle cose, vedi tutto da una prospettiva diversa e tutto quello che succede lo vivi più intensamente.

Il viaggio zaino in spalla è un’esperienza che regala la grande consapevolezza del presente, perché ogni cosa che vedi, ogni luogo in cui passi, esistono solo per quel breve momento o per quel giorno. La mattina dopo sai che ti lascerai tutto alle spalle, bello o brutto che sia, e sai che avrai davanti sempre qualcosa di nuovo.

Il viaggio zaino in spalla è quell’esperienza da fare almeno una volta nella vita. È quell’occasione in cui, per qualche breve attimo, ci si rende conto di quanto siano effimere le cose materiali della vita, di quanto siano inconsistenti il concetto di passato e di futuro. Ci si rende conto che l’unica cosa davvero reale è il presente e che non si può fare altro che viverlo fino in fondo, perché alla prossima curva quello che c’era non ci sarà più, e quello che non pensavamo esistesse sarà davanti ai nostri occhi.

Bene! Ora che vi ho detto perché dovreste fare questo viaggio, vi racconto il viaggio vero e proprio.

Il Camì de Ronda (così si chiama) si trova in Costa Brava (la costa spagnola compresa tra Barcellona e il confine francese) ed è un percorso di 43 km che segue l’andamento della costa con continui saliscendi e scalinate. I sentieri attraversano meravigliose calette solitarie, lunghi tratti di spiagge affollate, boschi di pini marittimi, zone rocciose, città turistiche, villaggi di pescatori e quasi qualunque altro paesaggio mediterraneo possiate immaginare.

È un trekking non troppo impegnativo, che attraversa molti centri abitati e quindi permette di dividere le tappe a proprio piacimento e che può essere interrotto in qualsiasi momento prendendo un semplice autobus che vi porti dove vogliate (cosa molto utile per esempio in caso di maltempo o imprevisti che potrebbero rendere allettante la possibilità di saltare una tappa percorrendola con mezzi di trasporto vari).

Per questo lo consiglio a tutte quelle persone che sono incuriosite dall’idea di un viaggio zaino in spalla, ma non sono sicure di farcela o pensano sia troppo impegnativo o semplicemente non hanno mai trovato lo spunto giusto. Diciamo che se doveste scoprire che il trekking non fa per voi, è meglio trovarsi a due passi da una cittadina spagnola piuttosto che in un luogo sperduto in mezzo al Pacific Crest Trail.

L’idea è nata per caso, mentre stavamo progettando le nostre solite vacanze al mare e……alla fine ci siamo ritrovati a pochi giorni dalla partenza, con tutto programmato e gli zaini quasi pronti, a chiederci se non avessimo fatto una ca..ata! Soprattutto perchè tutti ci chiedevano se eravamo impazziti dicendo cose tipo: “uno lavora tutto l’anno e poi deve andare in ferie a farsi sta sfacchinata?!” 😛 

Clicca qui per il sito ufficiale del Camì de Ronda
Dove siamo……..

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Ma alla fine arriva il giorno della partenzaImbarchiamo gli zaini (se non l’avete mai fatto leggete qualche  guida su come preparare lo zaino da viaggio) e partiamo. Atterriamo a Barcellona e prendiamo uno dei tanti bus che la collegano con le varie località della costa….
Destinazione: San Feliu de Guixols, fermata: Santa Cristina d’Aro.

Quando scendiamo dal bus, ci sembra di essere stati trasportati indietro di almeno 50 anni. Questo sarà il paese più “strano” che incontreremo in tutto il viaggio.

Santa Cristina è un paesino che sembra uscito da un film western: praticamente deserto, pochissima gente per le strade, case tutte uguali, pochissime piante, non c’erano nemmeno macchine che passavano.

Il nostro ostello si trova al piano superiore di un bar che fuori dalla porta aveva una macchinetta della coca-cola a gettoni…roba che in Italia sarebbe una specie di reperto storico!

Entriamo per farci dare le chiavi della camera e prendere qualcosa da bere e il barista/titolare, dopo averci ignorati per un buon quarto d’ora, ci dice indicando la tv, che dobbiamo aspettare perché “c’è il Barça che gioca”. E così scopriamo che qui, e in generale in Catalogna, il Barça è una specie di culto. Di conseguenza ci sediamo nel dehors ad aspettare la fine di questa benedetta partita e ne approfittiamo per guardarci intorno ed entrare nel mood “relax”.

Finalmente di rendiamo conto di essere in vacanza!

Dopo aver avuto la nostra birra, e aver posato le nostre cose in camera, usciamo a fare due passi e a cercare un ristorante per la cena, poco fiduciosi visto il deserto in cui ci troviamo. Alla fine troviamo un ristorante-braceria molto carino con un proprietario molto gentile dove facciamo la seconda scoperta per quanto riguarda la Catalogna, ovvero: adorano i turisti italiani, che tra l’altro in queste zone sono davvero pochi (sono tutti a Barcellona o Lloret de Mar). A sorpresa mangiamo quella che sarà una delle migliori cene di tutta la vacanza, a base di prociutto crudo locale, churrasco (un taglio di carne preso dalla costata) accompagnato da salsa chimichurri e ottimo vino.

La mattina dopo si riparte. Dieci minuti di bus per arrivare a San Feliu de Guìxols ed entriamo nel vivo del nostro viaggio.

Prima tappa: da Sant Feliu de Guìxols a Platja d’Aro (8 km)

La nostra prima tappa inizia con la ricerca del punto d’inizio del Camì de Ronda (che d’ora in poi abbrevierò con CdR). Purtroppo la guida ufficiale acquistata sul sito non è così dettagliata e quindi non è semplice in alcuni punti trovare il sentiero giusto. Probabilmente il motivo è che, sempre sul sito ufficiale, è possibile acquistare a parte il servizio guida GPS (che non costa pochissimo) e quindi una mappa molto dettagliata scoraggerebbe l’acquisto del GPS Track. Quindi prima dipartire valutate la vostra capacità di orientamento e scegliete se acquistare o meno il servizio.

Noi non l’abbiamo acquistato e quindi abbiamo impiegato 20 minuti per capire dove iniziasse il sentiero. Lì per lì non è stato incoraggiante, ma una volta giunti a destinazione, questi sono i momenti che si ricordano con una risata!!

Una volta trovato il sentiero, partiamo e Iniziamo a vedere le prime cale, l’acqua è di un azzurro purissimo e si cammina tra boschi radi di pini marittimi che affacciano sulle numerose scogliere.

Proseguendo sul sentiero, attraversiamo la nostra prima spiaggia e scopriamo quanto sia impegnativo camminare sulla sabbia con le scarpe da trekking ai piedi e 8-10 kg di zaino in spalla!

Superato questo “ostacolo” si risale un promontorio e si raggiunge il Mirador de S’agarò, una specie di torretta circolare dalla quale si può ammirare il paesaggio. Il panorama è fantastico! Soprattutto perché non sappiamo ancora cosa ci aspetta più avanti, altrimenti lo definiremmo “soltanto molto bello”.

Da qui fino all’arrivo della nostra prima tappa, il sentiero è a tutti gli effetti una passeggiata sul mare interrotta ogni tanto da un albero dalla forma bizzarra o da un tratto di spiaggia sabbiosa. Alla fine vi ritroverete quasi senza accorgervene al porto di Platja d’Aro da cui si raggiunge poi il centro città.

Platja d’Aro è in pratica una serie infinita di negozi e ristoranti di ogni genere, un immenso centro commerciale a cielo aperto. Seguito parallelamente da una lunga fila di hotel e poi da un’altra fila di bar e locali che danno direttamente sulla spiaggia. Per chi conosce leggermente la costa spagnola si può dire che sia la versione più piccola, più chic e più cara di Lloret de mar.

 

Dopo un’ora di ricerca, troviamo finalmente il nostro hotel e possiamo rilassarci. A fine viaggio scopriremo che questa è stata una delle tappe più faticose: non è così semplice adattarsi al camminare sotto il sole con le scarpe nuove (perché un paio vecchio non ce l’avevo) e lo zaino in spalla. (ovviamente se siete sportivi professionisti saltate il paragrafo 😀 )

Prima di provare, non avevo idea di quanto fosse strano camminare così… si passa dalla fase “e che ci vuole” alla fase “però quanto pesa/ sono senza fiato”, passata questa fase (in cui si deve“rompere il fiato”) il baricentro del corpo letteralmente “si sposta” e ci si abitua al nuovo punto di equilibrio iniziando a faticare meno… poi la sorpresa arriva quando si posa lo zaino: sembra di essere ubriachi! 😀  è una figata! 😀

Seconda tappa: da Platja d’Aro a Palamòs (13km)

Lasciamo la cittadina alle spalle e iniziamo a percorrere uno dei tratti di costa più belli: un susseguirsi di baie e spiaggette dalla sabbia finissima e dorata, scogli pittoreschi e acqua limpida verde e azzurra.

Incontriamo qualche scalinata e qualche saliscendi tra le rocce e poi attraversiamo la spiaggia di Palamòs: una spiaggia infinita, lunga più di 1 km, costeggia da una passeggiata senza piante se non poche palme che fanno pochissima ombra.

Lasciamo la spiaggia alle spalle e iniziamo a salire verso Cap Gros. È una collina coperta in gran parte da un bosco non molto fitto di pini marittimi e arbusti sulla cui cima c’è un punto panoramico, il Mirador de Cap Gros, da cui si gode di un panorama stupendo.

Qui la Costa Brava ci ha regalato la prima vera emozione… si è soli, in cima a una collina dove c’è sempre vento (cosa diffusa in quasi tutta la costa) e davanti agli occhi ci sono solo cielo azzurro e mare blu increspato dalla scia bianca di qualche barca. La vista spazia lontanissimo e diventa quasi automatico chiudere un attimo gli occhi e respirare a pieni polmoni lasciandosi accarezzare dal vento.

Ma bisogna ripartire…perciò zaino in spalla e si scende verso Cala la Fosca (comune di Palamòs), una spiaggia non molto grande di sabbia dorata. Il nostro hotel si affaccia direttamente sulla spiaggia così lo troviamo subito e realizziamo con soddisfazione che oggi non ci siamo persi nemmeno una volta!! 😉

Entriamo e subito, vedendoci con gli zaini, ci chiedono se stiamo facendo il CdR, rispondiamo di sì e con il sorriso stampato sulle labbra ci dicono che abbiamo prenotato una camera standard ma se vogliamo hanno libera una camera vista mare e ce la possono dare allo stesso prezzo.

Scopriamo così che chi percorre il trekking qui (e anche lungo il resto del percorso) è considerato un ospite di serie A che ha diritto a un trattamento di favore .

 

Terza tappa: da Palamòs a Calella de Palafrugell (8,5km)

Quando ci svegliamo è da poco sorto il sole e davanti ai nostri occhi si apre lo stupendo panorama della spiaggia quasi deserta, accarezzata dalla luce rosa dell’alba, immersa in una quiete surreale….

Per la prima volta ci rendiamo conto di cosa significa realmente fare un viaggio come questo. Ci rendiamo conto che domani non sarà questa l’alba che vedremo, che tra poco ci lasceremo questo angolo di paradiso alle spalle e che non sappiamo se il resto del percorso sarà più o meno bello, sappiamo solo che tra poco saluteremo questo posto bellissimo.

Col cuore un po’ pesante ci incamminiamo verso quello che è il tratto più selvaggio del CdR. Ci aspettano lunghi saliscendi tra cale minuscole e alte scogliere.

Per rendere l’idea: ho voluto contare i gradini di una delle tantissime scalinate che si inerpicano sulle pareti rocciose, non credo sia stata la più lunga e nemmeno la più ripida (in alcuni punti ci sono gradini alti 40 cm), ma ho contato più di 200 gradini in una sola rampa.

La fatica però, viene ripagata dai panorami…lo so, l’ho già detto, ma il colore e la limpidezza dell’acqua sono meravigliosi e lo diventano sempre più col proseguire del cammino. Questa è davvero la zona più selvaggia del percorso, e la più faticosa: la prima parte è tutta gradini, che spezzano le gambe, e la seconda parte si inerpica tra i boschi di Cap Roig: a un certo punto non si vede più il mare (punto di riferimento fino a quel momento), ci sono solo versanti coperti di alberi e si è reduci dalle scalinate di cui parlavo prima…

Crisi: avevo fame, faceva caldissimo e soprattutto non eravamo per niente sicuri di essere sulla strada giusta (visti l’esperienza del 1° giorno)…ho davvero pensato che il CdR era stata una pessima idea!

Comunque non si poteva fare molto altro che fare una pausa e poi proseguire lungo il sentiero sperando che fosse quello giusto…. e per fortuna lo era!!

Poco dopo di presenta ai nostri occhi Calella de Palafrugell. E qui ho realizzato che il CdR era stata la migliore idea che avessi mai avuto!

Sarà stata la stanchezza, la situazione o la compagnia, ma dal primo sguardo ci siamo innamorati di questo posto. Calella non è piccolissima, ma conserva il fascino del classico paesino di pescatori. Le stradine lastricate, i muri bianchi, la piazza che verso il mare, il porticciolo con decine e decine di barche ormeggiate, la stretta spiaggia sabbiosa su cui affacciano i portici dei ristoranti…

Il posto più romantico che mi sia capitato di vedere…. Un’atmosfera magica! Ho trascorso qui una delle serate più belle e serene della mia vita!

Abbiamo mangiato la nostra prima paella spagnola, passeggiato tra le viuzze piene di negozietti di souvenir, artisti e musicisti, ammirato il porto illuminato dai lampioni e assaggiato il fantastico mojito de fresa (un mojito con le fragole a pezzi che, se amate il mojito, dovete assolutamente assaggiare! Ma non in Italia, non lo sanno fare! 😉 ).

Il difficile anche qui è arrivato la mattina dopo, al momento della partenza, che questa volta è stata davvero sofferta!  Abbiamo tergiversato parecchio tra colazione, cartoline e quant’altro….ma alla fine ce l’abbiamo fatta e siamo ripartiti.. 

Ma ho lasciato un pezzo del mio cuore in questo angolo di Costa Brava.

Quarta tappa: da Calella a Tamariu (7 km)

Il primo semplice tratto della tappa ci porta fino alla cittadina di Llanfranc dopo la quale inizia la ripida salita che si inerpica sulla costa fino a raggiungere la cima del Capo di San Sebastià. Qui si trovano il faro più potente della penisola e una vecchia torre di guardia di origine medievale. Girando intorno a questa struttura, seguendo il percorso indicato, si raggiunge un punto panoramico dal quale si ha una vista quasi a 360° sulla costa.

Sarei potuta rimanere ore appoggiata al muretto della terrazza con gli occhi fissi sull’infinito…è un luogo magico che regala una vista davvero stupenda, lo sguardo si spinge lontano sul mare e lungo la costa, e guardando quest’ultima si riescono a riconoscere i profili di tutte le baie, le spiagge e le città che si sono attraversate nei giorni precedenti…ci si rende conto di quanto i luoghi in cui si è passati siano lontani e allo stesso tempo vicini…ci si rende conto di quanto si è piccoli, si capisce che siamo solo un piccolo puntino nel mondo… ed è bello notare come questo luogo sia silenzioso nonostante i parecchi turisti che passano incessantemente da questo punto…una lunga serie di persone che appena svoltano l’angolo, si fermano muti ad ammirare la bellezza del mondo…negli occhi il blu del mare e nell’aria solo la voce del vento…

Dopo questo attimo di poesia, riprendiamo il cammino che ci regala altri scorci meravigliosi su cale e scogliere con il suo continuo saliscendi a cui ormai ci siamo abituati. Ad un certo punto il sentiero inizia a scendere abbastanza rapido, serpeggiando tra i boschi fino a raggiungere Cala Pedrosa: una piccola baia di rocce (come dice il nome) lambita da acqua purissima, un gioiello incastonato tra due alte pareti verdeggianti.

È solo quando decidiamo di ripartire che ci rendiamo conto di quello che ci aspetta: sul versante opposto a quello da cui siamo scesi si inerpica uno stretto sentiero che sembra non avere fine, costeggiato solo a tratti da una ringhiera in legno e fatto di gradini a dimensione di gigante…

Arrivati in cima, ci si ritrova in una pineta fatta di alberi disposti con una regolarità sorprendente, quasi fossero stati piantati prendendo le misure. Ci ritroviamo così a fare la caccia al tesoro alla ricerca degli alberi segnalati con la bandiera per ritrovare il sentiero all’altro capo dell’altipiano.

Ormai non manca molto alla meta e infatti di lì a poco vediamo materializzarsi la baia di Tamariu.

Qui ci concediamo una pausa di un giorno extra da dedicare al relax e a goderci il sole e il mare, prima di affrontare l’ultima tappa del nostro trekking.

Tamariu è un paesino molto carino, con una spiaggetta deliziosa contornata da facciate bianche, acque cristalline popolate da pesciolini e ricci di mare e un porticciolo che col calar della sera si riempe di barche. Insomma una perfetta cartolina. Anche se per me la cartolina migliore in assoluto rimane Calella de Palafrugell…il paradiso in Terra… (sì, lo so che l’ho già detto!)

L’unica vera pecca di Tamariu è la quantità di turisti, eccessiva per un paesino così piccolo, dovuta anche al periodo di altissima stagione.

Quinta tappa: da Tamariu a Begur (8 km)

Il primo tratto è abbastanza agibile, attraversa boschi, segue alcuni tratti di strada asfaltata e costeggia alcune spiagge tra le quali Platja Fonda (quella dove saluterete il mare della Costa Brava) e, poco prima, quella di Aiguablava: una spiaggia tra le più belle di tutto il percorso, fatta di sabbia chiara e finissima e un mare assolutamente stupendo.

L’ultimo tratto del CdR, dall’abitato di Fornells in poi, è invece costituito da una ripida salita che porta sulle “colline” che separano la cittadina di Begur dal mare. È un sentiero quasi per nulla tracciato, segnalato male e a tratti, più che di camminare, si ha l’impressione di scalare una montagna. Il CdR inoltre segue il sentiero europeo solo per il primo tratto e poi se ne discosta, ma il punto non è segnalato: questo fa sì che rischiate di seguire il sentiero sbagliato, vari km più lungo.

Ammettendo che si segua il sentiero giusto, una volta arrivati in cima ci si trova in una zona di sterpaglie con sentieri tutti uguali, uno dei quali ci ha portati nella periferia della cittadina dove non c’era nulla se non strade asfaltate e qualche villa in costruzione.

I panorami che si vedono “scalando” il versante che da’ verso il mare, effettivamente sono molto belli e la soddisfazione di arrivare in cima sicuramente c’è, ma ribadisco che è davvero segnalato MOLTO male!! Perdersi è facilissimo, tant’è che ancora oggi non sappiamo se la strada che avevamo fatto fosse quella giusta o no. Non abbiamo la minima idea di come siamo arrivati a Begur!!

Quindi il mio personale consiglio è di pensarci molto bene prima di intraprendere l’ultimo tratto di CdR…

Potreste tranquillamente finire il vostro trekking nell’abitato di Fornells. Da qui potete raggiungere Begur con un taxi, opzione che non consiglio, oppure a piedi ma seguendo la strada asfaltata (lunga poco meno di 3km), in questo modo non vi perderete ma comunque potrete orgogliosamente portare a termine il vostro cammino.

Una volta giunti a Begur potrete fare la foto di rito con il suo castello sullo sfondo e poi prendere un autobus.

La nostra destinazione? Barcelona!

 

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